Riforma della prescrizione: un processo senza fine, giuristi in protesta

Il 1° gennaio entrerà in vigore la riforma della prescrizione nel processo penale, introdotta dal governo giallo-verde, che è stata pesantemente attaccata dalla comunità giuridica in tutta Italia

di Elena Ardito

È davvero necessario riflettere ancora sul tema della prescrizione? Evidentemente sì. La cosiddetta legge spazza-corrotti, a seguito di un emendamento del M5S, è divenuta anche una legge spazza-prescrizionein vigore a partire dal 1° gennaio 2020, a differenza delle norme anticorruzione già operative dal 31 gennaio 2019. Durante questo anno era previsto un intervento diretto sul processo penale, in linea con le due riforme, con l’obiettivo di accorciarne i tempi (attualmente) infiniti. Tuttavia, questo vasto programma non ha ancora visto la luce, ma la nuova prescrizione sì.

Il cuore della riforma della prescrizione – meccanismo giuridico che fa dipendere dal decorso di un determinato lasso di tempo dalla commissione del fatto penalmente rilevante l’estinzione del reato –  sta nel sostanziale blocco dell’operatività della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia in caso di assoluzione che di condanna. Ciò significa che, dopo la pronuncia di primo grado, anche qualora l’imputato sia stato dichiarato innocente (!), il processo potrebbe paradossalmente durare per sempre, senza alcun limite effettivo, con evidente danno sia per l’imputato, che resterà sospeso in eterno nel limbo della colpevolezza/innocenza, sia per la vittima, in costante attesa di veder soddisfatte le sue istanze risarcitorie. E inoltre, senza pensare al totale svuotamento della funzione rieducativa della pena, che non può avere effetti a una notevole distanza temporale dai fatti. 

La protesta degli avvocati penalisti di Bergamo sulle scale del Tribunale

A seconda degli umori politici o delle emergenze di giustizia i tempi della prescrizione sono stati spesso ritoccati, ora nel senso dell’allungamento ora nel senso della loro riduzione, e tale strumento, a causa dell’irragionevole durata del processo – male che affligge profondamente il nostro sistema giudiziario – da istituto di carattere eccezionale ha di certo visto esteso il suo raggio d’azione. E questo, sia chiaro, non è di certo un bene.  La prescrizione va dunque di pari passo con l’esagerata durata del processo (è chiaro che più il tempo del processo si allunga più alto è il rischio che il reato si estingua per prescrizione), tuttavia non ne è di certo la cura.  Non è nella prescrizione che va ricercata la soluzione al problema.  D’altra parte, si pone come strumento per evitare il pericolo che i tempi della giustizia possano prolungarsi per un tempo indeterminato ed ipoteticamente infinito. 

La protesta dei giuristi 

È significativo che sul tema della prescrizione l’intera comunità degli esperti del diritto, composta da avvocati, magistrati e professori universitari, seppur con modeste sfumature, converga nella stessa posizione: la riforma viene riconosciuta in palese contrasto sia con la Costituzione (in particolare con l’art. 111, secondo cui la legge deve assicurare la ragionevole durata del processo penale) sia con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (art. 6), che riconosce l’irragionevole durata del processo quale aperta violazione dei diritti fondamentali dell’individuo. 

Il Consiglio nazionale forense ha inviato al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, la richiesta ufficiale di rinviarne l’entrata in vigore. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha sottolineato come la prescrizione sia uno dei maggiori fattori di accelerazione dei gradi di giudizio successivi al primo – motivo per cui sarebbe incoerente e dannoso escluderla proprio per tali fasi processuali. Il mondo accademico, rappresentato da oltre 150 professori universitari, ha sottoscritto un appello al presidente della Repubblica evidenziando i profili di illegittimità costituzionale della nuova riforma. 

L’Unione Camere Penali italiane ha indetto una serie di scioperi e astensioni dalle udienze e da ogni attività giudiziaria in materia penale, in segno di protesta. Si è trattato però di una contestazione attiva e capace di veicolare contenuti, in quanto è stata organizzata una maratona oratoria continua, tenutasi in diverse città d’Italia nel corso di tutto il mese di dicembre. 

Alternative possibili

Le stesse Camere Penali italiane hanno svolto una ricerca sulle effettive ragioni della insostenibile durata dei processi in Italia, con la ferma convenzione che è da lì che bisogna ripartire. Bisogna conoscere, indagare, approfondire le falle del sistema giudiziario per renderlo finalmente più spedito ed efficiente e rendere sostanzialmente inutile il ricorso alla prescrizione.  Perché un sistema che non è efficiente non è un sistema credibile, e un sistema non credibile non può trasmettere un senso di fiducia e responsabilità condivisa nei cittadini. 

La maggior parte delle proposte verte su un ripensamento generale dei singoli meccanismi ed istituti processuali, sul potenziamento dei riti alternativi, su nuove ed efficaci possibilità di fuoriuscita dal circuito penale e sull’esclusione dei reati più lievi dalla sfera del penalmente rilevante. 

Il ministro della Giustizia M5S, Alfonso Bonafede

Una via alternativa sembra dunque possibile ma bisogna avere il coraggio di percorrerla. Perché una riforma che tenta di rendere efficiente il sistema annullando le garanzie dell’imputato e che sembra ispirata al monito populista “i colpevoli non potranno più farla franca” non può esistere in un ordinamento democratico. Un ordinamento nel quale la barbarie deve restare fuori dalla porta. 

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