6 cose del 2019 che hanno reso la Terra un posto un po’ migliore

Dall’ambiente alla medicina, passando per l’origine della nostra galassia. Inventario (non) estemporaneo dei segnali positivi che superano la nostra distopia quotidiana

di Stella Fecchio

Huston, quest’anno abbiamo anche buone notizie. Pare incredibile ma sono stati avvistati piccoli lampi di luce, anche se sullo sfondo resta il magma scuro e caotico delle faccende umane (talvolta orrendamente creative) legate alla politica e al clima, solo per citare alcune amenità quotidiane.

Questo 2019, infatti, ha portato davvero almeno 6 vicende rilevanti legate all’ambiente, alla scienza e alla tecnologia. Sono molto diverse tra loro e tuttavia legate da un comune denominatore: renderci esseri umani migliori.

Utilizzare esclusivamente energie rinnovabili

Il carbone è stato una delle fonti più utilizzate per la produzione di elettricità nel Regno Unito fino al 2014 (© Chris J Ratcliffe/Getty Images)

Per più di due settimane a maggio la Gran Bretagna non ha fatto uso di carbone: ha utilizzato solo gas naturali, biomasse, energia nucleare (una fonte di per sé non inquinante con l’utilizzo di reattori sicuri di nuova generazione), solare ed eolica. È sopravvissuta baldanzosa.

Un trasporto elettrico efficiente

Il limite delle ecologiche e silenziose auto elettriche? Le batterie al litio che le alimentano hanno scarsa autonomia e durata nel tempo. Per questo, lo scorso aprile un team di ricerca della Dalhousie University ha proposto un battery pack da 1 milione e 600 mila km (contro gli attuali 800 mila) che non perde capacità di accumulo.

Le batterie di nuova generazione prodotte da Tesla potrebbero essere utilizzate anche da TIR e camion a trazione elettrica

Inoltre a dicembre il primo velivolo elettrico commerciale Harbour Air ha volato sopra Vancouver per 15 minuti: è solo l’inizio ma si aprirebbe un’era green dei trasporti privati e commerciali.

Un enzima che trasforma la lignina in bioplastica

La lignina è la sostanza “secca” delle piante: rappresenta il 15/25 % della composizione del legno ma è soprattutto un rifiuto vegetale della lavorazione di cellulosa e carta

La lignina adesso può essere convertita in bioplastica. La scoperta ci interessa perché i nuovi polimeri ottenuti tramite l’enzima in questione sarebbero una valida alternativa alla tradizionale cellulosa ricavata da mais, canna da zucchero, grassi e oli di scarto: non solo permettono performance migliori (ognuno di noi ha inveito almeno una volta contro i famigerati sacchetti della spesa) ma potrebbero anche risolvere gli annosi problemi di smaltimento di questi materiali.

La tecnologia Blockchain per la sostenibilità ambientale

Alcune aree specifiche di impatto ambientale positivo della Blockchain (© Futurethinkers.org)

Internet of  Things, Distributed Ledger Technology e Intelligenza Artificiale stanno rivoluzionando gli attuali modelli economici. Ma la quarta rivoluzione industriale può offrire soluzioni anche per contrastare i cambiamenti climatici. La chiave sarebbe la trasparenza consentita dalla tecnologia Blockchain per misurazione, tracciabilità e verifica: a oggi ne giovano l’industria del legname in Sudamerica per la lotta alla deforestazione massiva o il sistema di amministrazione dei fondi e dei finanziamenti legati al clima. Le potenzialità sono infinite ma bisogna innanzitutto comprenderle.

Fermare il tempo e l’HIV

A novembre per la prima volta un team di chirurghi dell’Università del Maryland ha messo in standby la vita di un paziente per poi “resuscitarlo”. L’uomo è stato operato in EPR: a cuore fermo il sangue viene sostituito con una soluzione salina fredda che abbassa la temperatura corporea, blocca l’attività cellulare e aumenta il tempo a disposizione dei medici, evitando danni cerebrali al paziente.

Durante l’EPR, o animazione sospesa, il paziente viene congelato a 10-15°C, come se fosse clinicamente deceduto: da quel momento i chirurghi hanno un paio d’ore per intervenire prima di immettere nuovamente sangue nel paziente, riportandolo di fatto in vita

Novità anche sul fronte HIV, che l’OMS ha ribadito essere un problema mondiale serio (circa 38 milioni di individui affetti). Uno studio pubblicato a maggio e durato 8 anni ha provato che la terapia retrovirale non solo “cronicizza” l’infezione ma previene anche la trasmissione dell’HIV in rapporti non protetti con soggetti sani. Un accesso più semplice alla terapia dei sieropositivi ridurrebbe il contagio in modo esponenziale. Inoltre, esistono varie strategie sperimentali di cura, tra cui quella promettente del trapianto di cellule staminali e la terapia genica sui linfociti. Siamo ben lontani dalla sintetizzazione di un vaccino ma l’HIV potrebbe essere presto curabile.

Fotografare un buco nero

L’Event Horizon Telescope ha ritratto una sfera scura contornata da un anello rosso di gas ad altissima temperatura: è un buco nero 6,5 milioni di volte più grande del Sole (© EHT)

Non-luoghi dove le nozioni familiari di spazio e tempo non esistono e da cui non sfugge nemmeno una particella luminosa: impossibili da fotografare. Li ha ipotizzati un secolo fa Albert Einstein e da allora i buchi neri sono diventati parte del nostro immaginario astronomico. Avevamo visto solo quello che li circonda, attratto dalla loro enorme forza di gravità, fino a quando il 10 aprile 2019 un gruppo di 5 scienziati dell’NSF ha mostrato al mondo le prime immagini di M87, un buco nero a 54 milioni di anni luce da noi. Non è solo la prima prova diretta dell’esistenza dei buchi neri ma anche la possibilità di osservare cosa accade alla materia in condizioni estreme e soprattutto l’origine della nostra galassia. In un certo senso, l’inizio della nostra storia.

Qual è la direzione?

Il catalogo può sembrare estemporaneo e naïf ma c’è un filo conduttore positivo che lo attraversa: è la magia di quelle straordinarie imprese che l’uomo compie quando supera i confini, le verità provvisorie e i conformismi di cui normalmente si circonda. 

I limiti, abbiamo visto, sono ancora molti. Sul fronte delle nuove tecnologie ambientali sono necessarie una rivoluzione culturale e delle politiche attive verso la progressiva riduzione delle emissioni di CO2 e la neutralità climatica. Inoltre, siamo ben lontani dall’aver compreso il funzionamento completo della biologia e della fisica e moltissimo c’è da imparare.

Nel capitolo finale di Sette brevi lezioni di fisica, Carlo Rovelli osserva che nell’ultimo secolo abbiamo pensato di vivere sul pianeta al centro del cosmo – quando in realtà abitiamo la periferia della nostra galassia – e di essere una specie a parte nella grande famiglia dei viventi, per poi scoprire che discendiamo tutti dalle stesse cellule eucariote. Ma, soprattutto, con queste presunzioni abbiamo causato danni che difficilmente ci risparmieranno.

Siamo come un bambino che crescendo impara che il mondo gira ma non per lui e che deve accettare di essere solo uno fra gli altri. Insomma, dobbiamo ricordare che abbiamo molte chance e poco tempo per comprendere e preservare quel grande, ma fragile, miracolo cosmico che siamo noi e il pianeta che abitiamo.

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