Oltreconfine. Uno sguardo al futuro dell’Unione Europea

Totale rinnovamento istituzionale in Europa nel 2019, tra l’elezione del Parlamento e gli insediamenti della Commissione e delle nuove presidenti della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale. L’obiettivo immediato è rafforzare le istituzioni comuni della seconda economia più grande del mondo. Tra le priorità assolute, il MES

di Stella Fecchio

La Commissione von der Leyen

Il Parlamento europeo il 28 novembre 2019 ha approvato a maggioranza la nuova Commissione europea, dopo un lungo processo iniziato a luglio. L’esecutivo si è insediato ufficialmente il 1 dicembre ed è per la prima volta guidato da una donna, l’ex ministra della Difesa tedesca Ursula von der Leyen.

I commissari approvati dal Parlamento Europeo per il mandato 2019-2024

Nel suo discorso di insediamento la neopresidente ha ribadito l’importanza della composizione della sua squadra di commissari e le priorità del suo mandato, ovvero “mettersi immediatamente al lavoro” per rafforzare la leadership di un’Europa responsabile e democratica, che sappia essere d’esempio in un mondo di interessi unilaterali.

Il piano è di rilanciare in tempi brevi l’economia europea attraverso un Green New Deal, fondamentale per la salute del nostro pianeta. L’agenda verde verrà presentata entro i primi 100 giorni e avrà priorità climatica ed economica.

L’importanza di un Green New Deal viene sostenuta anche nella campagna elettorale della candidata democratica USA Alexandria Ocasio-Cortez (© SAUL LOEB/AFP/Getty Images)

La nuova commissione dovrà anche affrontare necessità di trasformazione impellenti legate a digitalizzazione e Data governance, migrazioni e disuguaglianze economiche e sociali.

A livello geopolitico, il momento è particolarmente delicato, oltre le molte e variegate aspettative dei Paesi membri. Mentre sul fronte interno la Brexit è alle porte – il Regno Unito non ha indicato un proprio candidato come commissario –, bisogna affrontare la modifica del regolamento di Dublino sulla questione dei richiedenti asilo e l’accordo tra Francia e Germania che procede a fasi alterne, sul fronte esterno le tensioni commerciali tra Usa e Cina non sembrano diminuire e urge definire i rapporti con la Russia di Putin.

Sul fronte economico è prioritario il completamento dell’Unione bancaria e la necessità di utilizzare il patto di Stabilità per dare “spazio e tempo ai Paesi di crescere”.

Una delle vere sfide, infatti, sarà proprio la ristrutturazione del meccanismo di prestiti agli Stati che ne fanno richiesta, il famigerato MES, entro dicembre 2019. In Italia la questione sta facendo discutere molto e sta diffondendo innumerevoli fake news, utili solo a una perenne campagna elettorale, a prescindere dalle posizioni ideologiche – favorevoli o meno – all’integrazione europea.

MES for dummies

Il MES (acronimo di Meccanismo Europeo di Stabilità) o ESM è stato definito con un Trattato nel 2012: è un fondo economico europeo che emette velocemente prestiti per dare assistenza finanziaria ai Paesi membri in grave difficoltà economica.

L’idea nasce dopo la crisi del 2008 e la logica è di tutelarsi dall’effetto domino della crisi economica di alcuni Stati e dalle speculazioni finanziarie esterne all’unione monetaria: nel corso degli anni il MES è intervenuto in Grecia, in Spagna, in Portogallo e a Cipro.

Il fondo agisce in maniera indipendente dalle istituzioni comunitarie e funziona all’incirca con le logiche proprie di un’azienda: è gestito dal Consiglio dei governatori (i ministri dell’economia dei Paesi membri o Eurogruppo), da un Consiglio di amministrazione e da un direttore generale. Il commissario Ue agli Affari economico-monetari – il neo-insediato Gentiloni – e il presidente della Banca centrale europea (Lagarde) presenziano con un ruolo di osservatori. 

Nel caso in cui un Paese membro si trovasse in difficoltà, il MES ha a disposizione un capitale complessivo di 704,8 miliardi di euro di cui solo 80 sono versati effettivamente: la liquidità è garantita dalla partecipazione degli Stati membri, con una percentuale che dipende dal Pil e dalla popolazione.

Il fondo permanente e il Meccanismo Europeo di Stabilità (© Il Messaggero, 22 novembre 2019)

In poche parole: le misure adottate dal Mes sono prestiti a lunga e lunghissima scadenza a tassi agevolati, molto inferiori a quelli di solito fissati dagli investitori/prestatori. Ovviamente le misure per accedervi sono controllate da una valutazione e negoziazione sulle garanzie da parte della Commissione europea, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale.

Quanto è pericoloso continuare a ragionare in termini nazionali?

Tralasciando il dibattito italiano, il MES è certo uno strumento da perfezionare ma rappresenta una componente indiscutibile del futuro volto dell’Europa e un tentativo concreto di rendere l’Eurozona più unita e forte.

Quando verrà davvero compreso che le logiche nazionali devono essere proiettate in una visione comune e sovrannazionale, cresceranno le chances per l’Europa di emergere come organismo coeso e di avere una voce in capitolo negli equilibri globali.

Il “whatever it takes” applicato nel suo mandato dall’ex presidente della BCE Mario Draghi  (ovvero fare tutto ciò che è necessario in nome dell’Unione e della tenuta dell’euro) rappresenta l’unica opzione a tutti i livelli che l’Unione Europea ha ancora a disposizione: solo così potrà trasformarsi dal “calabrone che è” (vola ma nessuno sa davvero come) in un’ape, capace di volare davvero.

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