La ricerca di una coscienza antifascista

Cosa vuol dire essere antifascista? L’antifascismo è parte fondante della Costituzione italiana. La nostra democrazia è nata dall’antifascismo. Antifascismo significa tutela delle libertà, delle minoranze, senso di giustizia e democrazia. Insegniamolo ai giovani

di Cecilia Graziosi

L’Italia è un paese razzista? Io personalmente non lo credo. Ritengo piuttosto che manchi una reale coscienza antifascista. L’ho sempre pensato, ma ultimamente alcuni fatti di cronaca – e i messaggi di coloro che li hanno ridimensionati e minimizzati – rendono sempre più necessaria la creazione di una reale coscienza antifascista a livello nazionale.

Il 30 ottobre scorso, durante il voto di approvazione in aula della proposta di legge della senatrice a vita Liliana Segre di istituire una commissione contro odio, razzismo e antisemitismo, il centro destra si è astenuto. Dopo l’approvazione in aula, il Senato si è alzato in piedi per applaudire la senatrice, a eccezione dell’ala destra, che è rimasta seduta.

La senatrice a vita Liliana Segre

Solo pochi giorni dopo, la notte tra il 4 e il 5 novembre, uno striscione di Forza Nuova è apparso a Milano vicino al teatro in cui Liliana avrebbe parlato a 500 studenti. “Sala ordina, l’Antifa agisce, il popolo subisce”, recitava. Al termine di un comitato per l’ordine e la sicurezza, a seguito delle continue minacce d’odio, di razzismo e di aggressione che Liliana Segre subisce quotidianamente, il prefetto di Milano, Renato Saccone, ha disposto la scorta per la senatrice a vita che l’aveva rifiutata al momento della nomina.

Fermiamoci a pensare: a una donna di 89 anni, con il marchio 75190 sul braccio, sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz, è stata imposta la scorta. Una donna che ha voluto proporre un concetto libero di politica, un concetto morale che dovrebbe essere universale. Un invito che chiunque avrebbe dovuto accogliere in modo normale, un pensiero che ognuno avrebbe dovuto fare proprio senza, invece, sospettosamente cercare contenuti sovversivi che potessero avvantaggiare qualche avversario politico. Liliana, una donna che invece di ritirarsi a vita privata ha deciso di mantenere vivi concetti ecumenici di umanità e solidarietà, che la modernità sta rischiando di perdere.

A Roma nella notte tra il 5 e il 6 novembre, la caffetteria-libreria “antifascista” di Centocelle, la Pecora Elettrica, viene data a fuoco. Il locale avrebbe riaperto proprio il giorno seguente, dopo mesi di chiusura dovuti a un altro incendio di origine dolosa avvenuto proprio il 25 aprile scorso. Ancora libri in fiamme. Libri ridotti in cenere in uno dei luoghi da sempre schierati contro il degrado, nel quartiere popolare di Centocelle, alla periferia della capitale. Un luogo simbolo di cultura, di civiltà e socialità. Il Baraka Bistro, un locale della stessa zona, aveva subito espresso solidarietà alla Pecora Elettrica. Dopo neanche una settimana, ha subìto lo stesso attacco: anche lui dato alle fiamme.

Durante il Lucca Comics, due giovani hanno posato accanto a un carro armato indossando divise dell’esercito tedesco ed esponendo al braccio una fascia ben riconoscibile delle Ss. 

Durante una partita di calcio, lo sport nazional-popolare per eccellenza degli italiani, alcuni tifosi veronesi hanno insultato il giocatore bresciano avversario, Mario Balotelli, beffeggiandolo con versi da scimmia. Il 25 aprile scorso a Milano, in Piazzale Loreto, 9 ultras della Lazio, in città per la Coppa Italia, decidono di omaggiare il duce. C’è senza dubbio un’emergenza razzismo nel nostro calcio, su 11 giornate di questo campionato, in 7 partite sono stati consumati episodi di razzismo. A gennaio l’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, aveva dichiarato di essere contro la sospensione delle partite a causa di episodi di razzismo. A suo avviso era molto difficile istituire dei criteri oggettivi. Gli ultras sono stati spesso usati dalla politica in cambio di una manciata di voti o per populismo. Qualsiasi fosse la motivazione, ha permesso loro di venire accreditati.

Nove ultras della Lazio omaggiano il duce, Piazzale Loreto, Milano

Dopo giorni di polemiche, divisioni e defezioni, tensioni e dibattiti, alla vigilia dell’inaugurazione del Salone Internazionale del Libro 2019, il 9 maggio scorso, Città di Torino e Regione Piemonte decidono di tenere fuori dalla fiera internazionale Altaforte, la casa editrice vicina a CasaPound. Una scelta di campo per tutelare l’immagine, l’impronta democratica e il sereno svolgimento della manifestazione, avevano dichiarato le istituzioni. Altaforte era stata scelta dall’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per il suo libro-intervista: “Io sono Matteo Salvini. Intervista allo specchio”, scritto dalla giornalista Chiara Giannini.

Cosa succede? Come si è arrivati a tutto ciò? Nel corso degli anni, lentamente, si è persa l’importanza di una coscienza antifascista. Il passato è diventato sempre più passato, e ci si è scordati che chi ignora la storia corre il rischio di ripeterla. Il 25 aprile è stato definito come la festa della libertà da importanti capi politici. La festa della liberazione ha perso il valore universale che l’aveva creata e il carattere eterogeneo che l’aveva contraddistinta. Le parole hanno smarrito il loro significato, i politici hanno minimizzato piccoli ma significativi avvenimenti. Una parte della politica non ha avuto il coraggio di definirsi apertamente e dichiaratamente antifascista. L’altra ne ha fatto uno scudo di parole privo di fatti. Bisogna ripartire, e bisogna farlo ricostruendo le basi di una cultura e coscienza antifascista, attraverso la storia e la memoria.

Essere antifascista non vuol dire ripudiare solo qualsiasi partito o movimento di repressi che decida di chiamarsi fascista. Antifascista non vuol dire solo distaccarsi da un certo periodo storico. È antifascista chi ripudia la guerra, la diseguaglianza, la violenza, la discriminazione e l’insieme di idee criminali e criminogene che ieri venivano chiamate “fascismo” e che oggi possono essere mascherate dietro altri nomi. L’antifascismo non è fazioso, non è partitico, non appartiene a nessuno: l’antifascismo è un concetto di tutti e per tutti. Insegniamolo ai giovani, ripartiamo da loro.

Lunedì 11 novembre in 5 mila, secondo le stime del Pd, si sono radunati a Milano, davanti al memoriale della Shoah in segno di solidarietà verso Liliana Segre. Per due ore, cittadini e rappresentanti politici, hanno letto sotto la pioggia 200 messaggi di solidarietà in risposta alle 200 minacce che Segre riceve ogni giorno. MilanoNonOdia e #insiemeperLiliana, i loro slogan.

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