Fenomenologia di una scintilla

I movimenti di protesta che sfidano il potere nell’autunno 2019 in costante crescita 

di Stella Fecchio

Nelle ultime settimane e con una frequenza crescente, grandi proteste di massa sono comparse ovunque nel mondo, quasi autoalimentate dalla forza propulsiva di un’esplosione che sembra percorrere l’intero pianeta. A Santiago del Cile la scintilla è stata un rincaro di 4 centesimi di dollaro sui trasporti, a Beirut una tassa di circa 6 euro al mese sulle videochiamate, in Arabia Saudita sono stati tassati del 100% i locali in cui si fuma il narghilè, mentre in India il motivo scatenante sono state le cipolle. Si potrebbe continuare. 

Il minimo comun denominatore che accomuna tutte queste agitazioni “locali” è il fatto che, nella maggior parte dei casi, esse non si sono esaurite nel momento in cui le richieste dei manifestanti sono state accolte. 

Contestazioni popolari, un fenomeno che non si arresta

Solo in ottobre e novembre e quasi in contemporanea, ci sono state e sono ancora in corso manifestazioni di forte dissenso popolare in Sudamerica (oltre al Cile, anche Ecuador e Bolivia, dove addirittura la polizia si è unita ai manifestanti), in Catalogna, in Iraq, in Libano, in Algeria, in Guinea, mentre le strade di Hong Kong sono occupate ormai da 24 settimane consecutive. Le reazioni da parte dei vari governi sono state più o meno aspre ma di massima, soltanto nell’ultimo mese, si contano migliaia di persone ferite e arrestate e centinaia di morti. Andando a ritroso, il governo egiziano ha reagito duramente alle manifestazioni contro il presidente Sisi e, prima ancora, la reazione a catena ha toccato AlgeriaSudanRussia, Serbia, Ucraina, Albania, Brasile, Perù, Colombia e Venezuela, fino all’ottobre dello scorso anno, quando sono iniziate le proteste dei Gilet Gialli in Francia. A questo, si aggiunge come una postilla la risposta planetaria al Friday for Future.

La verità è che, tralasciando la distanza geografica e le motivazioni particolari, tutte le manifestazioni di queste ultime settimane sono la voce sociale e culturale di un malcontento più ampio, come evidenziato recentemente anche dal segretario generale dell’ONU António Guterres. 

mappa proteste nel mondo Amnesty
Nel 2019 migliaia di persone hanno esercitato il loro diritto alla libertà di espressione pacifica. Fonte: Amnesty International

Il filo rosso: disillusione e giustizia sociale

L’elemento trasversale che dà voce alle piazze è la frustrazione per le diseguaglianze sociali ed economiche che negli ultimi decenni si sono incuneate tra ricchi e poveri, élite e persone comuni, istituzioni (talvolta corrotte) e cittadini, e in molti casi a essere rivendicati sono i diritti di autonomia, indipendenza, libertà di espressione

La scintilla del cambiamento è accesa dall’esasperazione che si trasforma – e lo ha fatto spesso – in un’inaspettata forza. Ad amplificarla è la velocità istantanea con cui le notizie circolano e le masse si organizzano in un mondo globalizzato, tecnologico e social, nonostante le censure mediatiche

le proteste pacifiche di Hong Kong
Dal marzo 2019 continuano incessanti le proteste pacifiche a Hong Kong, con richieste sempre più ampie di cambiamento

I dati parlano di una crescita esponenziale almeno dal 2009, in parallelo a quanto avvenuto negli anni Sessanta-Settanta. L’impressione è che il tempo abbia mitigato la parziale sconfitta subita dalla Contestazione Studentesca, e la sua “illusione di ribellione” poi inglobata dal sistema. Quasi che, come spesso accade, le successive ondate della Storia avessero riportato a galla quanto del ’68 era rimasto di irrisolto: una massima di Marx sostiene che la Storia torni sempre due volte. Almeno.

Il 9 novembre ricorreva il trentesimo anniversario dalla caduta del muro di Berlino, simbolo della fine di una parte della Storia contemporanea. Contrariamente alle aspettative, trent’anni dopo, la guerra di coalizioni non solo vive una nuova esistenza ma addirittura si è intensificata nelle forme di una “rivincita storica”, in cui nuovi attori sempre più influenti hanno preso parte al gioco. Contro questa partita, tra le altre, si inserisce l’ondata di rivolte di questo autunno.

Tralasciando il dibattito sulle istanze populiste alla base delle proteste, sulla capacità di attuazione delle richieste provenienti dal basso, spesso caratterizzate dall’assenza di una leadership organizzata e da una fragilità intrinseca, il punto è: ripopolare le piazze ha davvero una funzione politica e culturale

Oltre le ideologie

Il dissenso e le rivendicazioni sono tornati a essere gesto diffuso, una modalità di selezione dei desideri, ma soprattutto una sperimentazione di nuove forme di aggregazione collettiva

Le proteste del 2019 non riflettono una volontà affermativa: negano uno status quo esistente ma non sono mai un semplice rifiuto. Esse dichiarano, rivendicano, aggiungono ma soprattutto costituiscono una delle risposte immunitarie più importanti dell’intero sistema sociale. Riprendendo una lettura del sociologo tedesco Niklas Luhmann, oggi più che mai, i manifestanti di tutto il mondo si trovano immersi in una società senza centro, dove le istituzioni politiche hanno perso o stanno progressivamente perdendo il primato dell’organizzazione sull’intero ambiente. 

lo sciopero dei poliziotti boliviani
Centinaia di poliziotti in Bolivia si sono ammutinati e rifiutati di affrontare i manifestanti antigovernativi il 9 novembre 2019

E in un contesto culturale in cui sembrano contare solo e sempre più, anche nel quotidiano, le voci dei singoli, nella protesta non si è più soli. Si interrompe la logica dell’isolamento e della precarietà e si è catapultati nel flusso cangiante del Noi, connessi quasi globalmente dalle stesse esigenze e idee. 

Alla fine delle grandi ideologie rivoluzionarie e con il trionfo della globalizzazione, la rivolta sembra dare oggi la risposta collettiva a una delle maggiori preoccupazioni dell’uomo moderno: il tempo storico e il suo svolgersi. Manifestare dà voce al presente, contrapponendolo al futuro. A differenza del passato, propone una voce di protesta e non delle ideologie: negli anni Settanta, anche soltanto come polo negativo, il partito rappresentava ancora una figura cardine delle pratiche e dell’immaginario politico, un polo di attrazione con cui fare necessariamente i conti. Come evidenziava Piertrandea Amato in un’intervista di qualche anno fa, i partiti sembrano essere addirittura un produttore di anti-politica, perché riducono la politica alla questione del governo e non sono in grado di tutelarne l’autonomia dalle prerogative dell’economia.

Insomma, la scintilla della protesta in tutto il mondo sembra ricominciare da quanto il ’68 aveva lasciato in sospeso e porta con sé nuove esigenze, poco appetibili per una società dello spettacolo (mediatico), che infatti cerca di negare loro spazio.

Rioccupare le piazze significa dare voce alla sfiducia diffusa che aveva svuotato lentamente l’agorà. Ed è riduttivo dire che i nuovi populismi e l’ondata di risveglio sociale siano una risposta solo apparente, patologica e tendenzialmente regressiva rispetto alla crisi della democrazia, come larga parte della sociologia invece sostiene: la Storia è molto più ambivalente e sorprendente di quel che appare nel suo istantaneo svolgersi.

Viviamo in un mondo sempre più fratturato e complesso: mentre si diffondono capillarmente il liberalismo finanziario e globale, una democrazia sempre meno incisiva e riprendono corpo i nazionalismi e le estreme destre, paradossalmente, i manifestanti chiedono ovunque più democraziapiù rispetto e dignitàpiù giustizia socialepiù onestà nella gestione degli affari pubblici.

Una scintilla può incendiare un’intera foresta. Ne basta solamente una. In fin dei conti, forse, da queste scintille possiamo e dobbiamo aspettarci qualcosa.

Un pensiero su “Fenomenologia di una scintilla

  1. Mi si apre il cuore a leggere il vostri link, finalmente qualcuno che ha il coraggio di esprimere dissenso per la deriva che sta prendendo il nostro paese, per le continue risse su tutto, per il diffondersi di idee estremiste, tutto questo nel silenzio e nell’indifferenza generale, complimenti, è questo che io mi aspetto da voi giovani, fate sentire la vostra voce, ho estrema fiducia nelle vostre idee.Un raggio di sole radioso, nel buio e nel niente totale, bravi!!!
    Abbiamo bisogno di una nuova coscienza, guidateci e fateci riflettere, un cambiamento è possibile.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...