Erdogan, Trump e la falla nella NATO

di Caterina Conserva

Le tensioni tra Turchia e Stati Uniti sembrano perdurare anche dopo un inizio anno turbolento, dovuto all’alleanza degli Usa con i militari curdi in Siria – considerati terroristi in Turchia – e l’accertamento della presenza di Fetullah Gulen (accusato del colpo di stato in Turchia del 2016) sul suolo americano.

Recep Tayyip Erdogan sfida gli avvertimenti di Washington e procede con l’acquisto del sistema di difesa russo S-400, arrivati ad Ankara lo scorso 12 luglio. Il rischio che si corre è che questo sistema riveli il funzionamento degli aerei statunitensi F-35, utilizzato in tutti i Paesi dell’Alleanza atlantica, ai militari russi. Lo scenario è senza precedenti nella storia del dopoguerra. Mai nessuno Stato aveva osato sfidare le minacce dell’intero sistema di difesa occidentale capitanato dagli Stati Uniti. Trump non può tuttavia permettersi di perdere l’avamposto Nato turco, posizionato strategicamente ai confini con le crisi mediorientali e vista la presenza di una delle più importanti basi militari statunitensi a İncirlik, dove sono stazionati bombardieri nucleari B61 e migliaia di soldati.

Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan.

La strategia politica dell’inquilino della Casa Bianca è quella di far ricadere la “colpa” dell’acquisto del sistema S-400 sul suo predecessore Obama, accusandolo di non essere stato in grado di vendere a Erdogan il sistema americano Patriot, maggiormente performante e per il quale il presidente turco aveva più volte fatto richiesta di acquisto. La paura del Pentagono è che la Russia possa entrare in possesso di informazioni cruciali per il funzionamento degli F-35. Ma, nonostante il Congresso sia arrivato a pretendere che Trump assuma una posizione più dura nei confronti di Ankara, per il momento non verranno applicate sanzioni. 

Erdogan ha dato vita a una politica estera fondata sullo sviluppo militare per dimostrare una forza che non possiede in altri campi. Innanzitutto in quello economico. La crisi della lira turca – calata del 30% rispetto al dollaro – ha aumentato notevolmente gli indici di povertà e ha diminuito il potere commerciale di Ankara. Tuttavia le mosse di Erdogan sull’affare S-400 sono state favorite dai sondaggi sul suo elettorato, il 44% si è schierato a favore e il 24,5% contro. L’aver perso i due centri principali del Paese, Ankara e Istanbul alle elezioni ha influito senza dubbio sulle scelte del presidente turco, a caccia di consensi.

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