Diritti in calcio d’angolo

di Caterina Conserva

Sembra che il calcio femminile non fosse mai esistito prima di questo rovente giugno 2019, con la classificazione della squadra italiana al Mondiale di Francia, che ci ha regalato sin da subito inattese soddisfazioni. La qualità fa la differenza, era dal 1999 che la nazionale femminile non si qualificava al Mondiale e mai aveva riscosso un successo di pubblico così importante. La partita contro l’Australia ha totalizzato il 23,1% di share, ovvero tre milioni e mezzo di italiani si sono sintonizzati su Rai e Sky Sport per tifare le azzurre, una percentuale altissima in confronto all’1,7% del Campionato Europeo del 2017. Un’attenzione, è il caso di dire, mondiale, attestata dai commenti positivi dei media stranieri come la Cnn .

“Ne mangeremo per un mese”, è il titolo che accompagna il disegno in copertina del vignettista Biche, ispirato al famoso quadro di Courbet “L’origine del mondo”.

Persino la copertina di Charlie Hebdo è dedicata al Mondiale di Francia, riscuotendo critiche un po’ ovunque, accusata di essere volgare e sessista. È probabile che la rivista francese avesse intenzione di prendere di mira non tanto il genere dell’atleta in campo, quanto il calcio e la febbre calcistica in generale, come già fatto in passato.

L’attenzione generale sul tema del calcio femminile ha riportato in auge alcuni dibattiti a proposito di disparità salariale e alla qualificazione giuridica delle atlete: temi assolutamente collegati. Infatti le giocatrici italiane sono inquadrate come dilettanti (come stabilito nella dall’art. 94 quinquies delle Norme Organizzative Interne Federali della FIGC) anzichè come professioniste. Da qui deriva il limite di 30.658,00 euro annui per la loro attività sportiva, una somma ridicola se paragonata agli stipendi milionari dei loro colleghi maschi. Ma non solo, una qualificazione iniqua anche rispetto alle giocatrici degli altri Paesi, dove comunque non mancano le discriminazioni salariali per motivi di genere.

La nazionale femminile di calcio statunitense ha una lunghissima tradizione, ma nonostante questo il loro valore non viene riconosciuto ed equiparato alla controparte maschile. Per questo nel 2016 le 28 giocatrici si sono unite in una class action contro la United States Soccer Federation. Considerato che la nazionale Usa ai mondiali ha vinto 3 ori, 1 argento, 3 bronzi, e che dal 2015 al 2018 le atlete hanno giocato 19 partite in più degli uomini. Ottimi risultati e tanto lavoro per continuare a percepire stipendi inferiori.

La giocatrice norvegese Ada Hegerberg, calciatrice dell’Olympique Lione e vincitrice del Pallone d’oro nel 2018, si è rifiutata di partecipare ai Mondiali di Francia, dopo aver lasciato la nazionale nel 2017 dichiarando che sarebbe rientrata solo con l’eliminazione delle discriminazioni sessuali in Norvegia sugli stipendi dei calciatori.

L’onda viola a Berna, in Svizzera, 14 giugno 2019.

La disparità salariale tra maschi e femmine a parità di mansioni è un problema presente in tutti i paesi e un po’ in tutto il mondo. In Svizzera venerdì le donne lavoratrici sono scese in piazza per uno sciopero femminista volto a denunciare la situazione discriminatoria e a chiedere la parità salariale che è al di sotto del 20% (34% per il valore netto). Alle 15:24 milioni di donne hanno smesso di lavorare, orario in cui dovrebbero smettere di lavorare se fossero pagate quanto gli uomini.

E in Italia?

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