Censura e rancore

Una settimana di piazza, bavagli e tentativi di reprimere la libertà di espressione.

di Caterina Conserva

Il valore di Hong Kong

4 giugno 2019 – Trent’anni da piazza Tienanmen, la manifestazione degli studenti cinesi dell’89 che pagarono col sangue la richiesta pacifica di avere la democrazia nel proprio Paese. Oggi quella strage non ha avuto il diritto di essere pronunciata e ricordata in Cina, dove il governo di Xi Jinping ha persino vietato di postare foto o parole chiave legate al tragico episodio. A Hong Kong, l’ex-colonia britannica sotto il controllo cinese in cui vige un sistema autonomo, sono scese in piazza oltre 150 mila persone per ricordare quel massacro.

La folla radunata a Hong Kong per ricordare il trentesimo anniversario delle proteste di piazza Tienanmen.

Hong Kong è un’isola che conosce il valore della libertà di espressione, i suoi cittadini hanno sempre dimostrato di saper far fronte al potere della censura e della repressione. Come nel 2014 con la Rivoluzione degli Ombrelli, durata 79 giorni, una protesta pacifica finalizzata a ottenere il suffragio universale.

9 giugno – A pochi giorni dalla commemorazione di Piazza Tienanmen, oltre 1 milione di cittadini dell’isola sono scesi in piazza per protestare contro la nuova legge sull’estradizione che consentirebbe una più semplice autorizzazione delle estradizioni verso la Cina continentale. I cittadini temono che si tratti di una via d’accesso a Pechino per reprimere i dissidenti di Hong Kong. Come nel 2015, quando alcuni librai ed editori sparirono dalla circolazione e riapparvero nelle carceri cinesi, perché divulgavano libri contro il governo di Xi. Il parlamento di Hong Kong (il LegCo), guidato da Carrie Lam, governante vicina ai dettami di Pechino, voterà la legge il 20 giugno. Si tratterà di estradizioni solo per quei Paesi che non hanno stipulato accordi unilaterali con l’ex colonia (come la Cina continentale) e per reati che prevedono una condanna dai 7 anni in su e dovrà essere decisa caso per caso, con parola finale del tribunale di Hong Kong. Oltre un milione di cittadini tuttavia non si fida per niente di queste rassicurazioni, si teme che questa legge consegni l’intera isola a un controllo opaco della Cina e del Partito Comunista.

Sempre in Cina

10 giugno – In Cina stop ai siti di Washington Post e The Guardian, che si aggiungono alla black list del governo composta da oltre 10.000 indirizzi web, tra cui tutti i social network (Facebook, Twitter, Instagram, Reddit, Pinterest, Tumblr, Snapchat, Picasa, WordPress.com, Blogspot, Blogger, Flickr, SoundCloud, Google+, Google Hangouts, Hootsuite) e motori di ricerca come Google e Yahoo.

Autocensura

11 giugno – Il New York Times ha annunciato che non pubblicherà più vignette satiriche sulla propria edizione internazionale, dopo le polemiche (risalenti al mese di aprile) su una caricatura del vignettista portoghese Antonio Moreira Antunes su Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Il giornale statunitense aveva già sospeso da tempo la pubblicazione di caricature politiche sull’edizione americana.

La vignetta di Antonio Moreira Antunes ritrae Trump cieco con una kippah sulla nuca, guidato da un cane-guida con il volto di Netanyahu.

Il dietrofront di Mosca

12 giugno – Oltre 400 cittadini hanno marciato oggi a Mosca contro l’arresto del giornalista d’inchiesta Ivan Golunov, accusato per detenzione di droga, e rilasciato ieri, dopo che la difesa è riuscita a provare il complotto messo in atto dalla polizia locale che avrebbe prima arrestato e poi nascosto nello zaino del giornalista trentaseienne alcuni grammi di stupefacente per incastrarlo. L’11 giugno i tre quotidiani principali del Paese riportavano la stessa prima pagina il titolo “Noi siamo Ivan Golunov”. Il colpo di scena arrivato ieri con la notizia del rilascio non ha tamponato le proteste della società civile, che dal sostegno online si è riversata in piazza oggi in una manifestazione pacifica durante la quale sono state arrestate circa 100 persone.

“Noi, siamo Ivan Golunov” il titolo dei tre principali quotidiani economico-liberali russi, VedomostiRBK e Kommersant, dell’11 giugno 2019

Un pensiero su “Censura e rancore

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