Follow the poet

di Caterina Conserva

Nell’epoca della condivisione su scala globale di contenuti esposti nelle vetrine di massa del calibro di Facebook e Instagram, anche la poesia diventa esibizione. Il fenomeno in continua espansione degli “instapoets”, ovvero dei poeti che costruiscono fama, ruolo sociale e, soprattutto, business, attraverso la scrittura di poesie caricate e condivise su Instagram, è diffuso in tutto il mondo ormai da qualche anno.

Lasciando ai critici letterari il compito di dare giudizi sulla qualità dei versi (giudizi che per altro restano soggettivi), assistiamo a un momento molto felice per la poesia come genere, una vera e propria rinascita. Una delle peculiarità più incisive del fenomeno è che i nuovi poeti – in larghissima maggioranza ragazze sotto i 30 anni – hanno fatto di questa attività di scrittura il loro business principale, realizzando in alcuni casi un volume di vendite importante.

Rupi Kaur non ha ancora 30 anni e nel 2017 ha venduto più di Omero. Ha totalizzato 5 milioni di copie vendute in tutto il mondo e conta 3,6 milioni di follower sul suo profilo Instagram. Il suo Milk and honey è entrato nel 2016 nella classifica bestsellers del New York Times ed è entrata nella classifica delle trenta persone di successo under 30 di Forbes. Il 2018 è stato l’anno record per la poesia in Regno Unito: le vendite hanno superato i 12,3 milioni di sterline, un vero miracolo per un genere considerato morto già da tempo. Ma non solo, il dato più eclatante è che i 2/3 dei lettori sono giovani under 34.

La poesia quindi viene rivalutata come forma letteraria, diventa strumento per parlare del dolore, della violenza, in molti casi, dei diritti di genere e degli abusi subiti da popolazioni colpite da conflitti. E ancora contro il razzismo, i traumi infantili, le mutilazioni genitali femminili, la paura.

Molti di loro si definiscono attivisti. Come Najwa Zebian, autrice libano-canadese di Mind PlatterThe Nectar of Pain e Sparks of Phoenix, e che conta su Instagram quasi un milione di follower. Si definisce una guerriera, perché nonostante aver subito abusi e discriminazioni è riuscita a risollevarsi e oggi il suo scopo è aiutare le persone a sconfiggere il proprio senso di inadeguatezza, vendendo la propria esperienza attraverso corsi e lezioni, oltre che i propri libri. E ancora, Upile Chisala, 24 anni, malawiana, ha scritto Soft magic e Nectar autopubblicati su Amazon, due raccolte volte principalmente a raccontare la condizione femminile in Africa. C’è anche un filone “cuore spezzato” perseguito da poetesse come Elvira Sastre e Nikita Gill.

Veicolo imprescindibile del successo di questa generazione di giovani poeti è Instagram, che per via della sua natura intrinseca permette al lettore di entrare nella porzione di pagina che contiene la poesia, l’immagine diviene pagina e i profili dei poeti libri. Il lettore può “sfogliare” le immagini e leggere poesie. Tra una poesia e l’altra si trovano servizi fotografici, selfie, collaborazioni, tags e proposte di giveaway. Nemmeno il poeta può prescindere, su Instagram, dal dare ai propri lettori/follower pezzi della propria vita, costellata di successi, eventi, ringraziamenti, copertine di libri. Più definita è l’identità, più intensa è la battaglia e l’attivismo in genere, più grande è il successo, soprattutto laddove la platea è trasversale. Così se non fosse per quelle foto di pagine e per le poesie, il profilo di un instapoet sarebbe uguale, a seconda dei casi, a quello di un attore (anche loro spesso attivi contro o a favore di questo e di quello) o di un giornalista famoso, o di un cantante. Su Instagram le categorie sociali vengono calcolate in numero di follower, un numero molto importante oggi che è in grado di donare notorietà dall’oggi al domani, l’importante è saper indovinare il quid che riesce a raccogliere più consensi. E se come affermò Mallarmè la poesia è “il sublime mezzo per il quale la parola conquista lo spazio a lei necessario“, si può dire che su Instagram di spazio ce ne sia in abbondanza.

Il fenomeno degli instapoets ci restituisce un po’ di noi stessi, di cosa facciamo, di chi cerchiamo sui social e del perché lo facciamo. Poesia come forma di attivismo e conforto, per sconfiggere la solitudine e il senso di isolamento, tipici del momento storico che viviamo, ma soprattutto di chi per non sentirsi solo cerca compagnia scrollando l’homepage di Instagram.

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