Esserci

di Caterina Conserva

Questa 32ª edizione del Salone del Libro di Torino ce la ricorderemo di sicuro.

La cacciata della casa editrice neofascista Altaforte, guidata da Francesco Polacchi, è stata imposta, alla fine, da una scelta politica. Grazie all’esposto della sindaca grillina Appendino e del Presidente della Regione Piemonte (PD) Chiamparino e accompagnata dalle parole commoventi del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella su Primo Levi, a cui sono stati dedicati molti eventi in programma. In assenza di una mossa del Comitato Organizzativo, i rappresentanti del territorio hanno agito, arginando il vortice di assenze annunciate che stava risucchiando l’esercito di autori, operatori e testimoni in una battaglia di post, tweet e articoli infuocati.

È stato bello assistere al dibattito, dove le fazioni dei disertori del Salone e quella dell’hashtag #iovadoatorino si sono accapigliate per lo stesso obiettivo, l’antifascismo, perchè nessuno voleva condividere la stessa aria con l’editore di Salvini e delle altre brutture razziste e faziose in catalogo.

E così mentre Halina Birenbaum commuoveva il pubblico all’interno del Salone, nella giornata d’apertura giovedì 9 maggio, al suo esterno, un agitato Francesco Polacchi cercava di attirare su di sè l’attenzione dei giornalisti richiamati dalla necessità di dare un equo spazio anche al nero antagonista di questa storia a lieto fine. Sì, perchè ai quattro gatti lì presenti, sventolando la bandiera di una funesta autodefinita libertà di espressione – il libro-intervista a Matteo Salvini (unica ragione a cui attribuire la sua recente celebrità) – l’audace editore vicino a CasaPound, ha annunciato vendetta, dichiarando di denunciare il Salone che gli ha revocato lo stand.

Diciamo la verità, una volta varcati i cancelli del Lingotto, inizia l’immersione nella carta, nella confusione allegra di scolaresche e gruppi, nella ressa dei firmacopie e delle code per entrare nelle sale, nell’entusiasmo culturale che anche quest’anno ha soddisfatto editori e organizzatori. Chiara Giannino, l’autrice del libro incriminato, ha deciso di partecipare comunque a tutto questo, ed è stata accolta da un accorato Bella Ciao, più che meritato. Non c’è stata traccia di altre intromissioni, il Salone c’è stato, come tutti gli altri anni, dopo aver lottato contro Milano e i neofascisti, e si avvia a una conclusione con segno positivo, per vendite e affluenza, soprattutto nel weekend (come sempre).

Unica macchia: il trambusto della scorsa settimana ha generato un effetto che, nonostante sia spiacevole, era altamente prevedibile. Le vendite del libro sul Ministro dell’Interno hanno subito un’importante impennata. Speriamo si tratti solo di curiosità.

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