Apri bene le orecchie

di Caterina Conserva

Ascoltare le storie, invece che leggerle o guardarle su schermo, non costituisce certo una novità, siamo abituati ad ascoltare la radio, che oltre a musica e notizie è costellata di trasmissioni di approfondimento di vario tipo. Eppure l’abitudine a sintonizzarsi a quell’ora per sentire il commento del giornalista o dello speaker radiofonico preferito è diventata desueta.

Nell’epoca della velocità e della sovrabbondanza di contenuti, i palinsesti di radio e tv cedono terreno allo streaming, in tutte le salse, e viene rivalutato lo strumento del podcast, che non ha mai conosciuto un’esplosione simile a quella degli ultimi anni. Basti pensare che gli ascoltatori di podcast sono triplicati dal 2015 al 2018. In Italia oggi sono 2 milioni e 700mila, nel 2015 erano soltanto 850mila. Il podcast è strumento di intrattenimento, ma soprattutto di approfondimento, ne esistono ormai per tutti i gusti e molti scrittori, attori e giornalisti hanno intrapreso la via della registrazione di brevi puntate dai 20 ai 45 minuti, raccolte in episodi e stagioni. Si pensi al caso “Da Costa a Costa” di Francesco Costa e al più recente “Morgana” di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri.

Le aziende che vendono e distribuiscono contenuti si sono accorte del grande potenziale economico dei podcast, Spotify per esempio sta investendo in questa direzione per porre freno all’emorragia di utenti che non rinnovano gli abbonamenti a pagamento. La mancanza di una strutturata macchina pubblicitaria fa volare proiezioni di crescita del mercato Podcast, in America gli introiti pubblicitari sono passati da 169 a 314 milioni di dollari in tre anni, dal 2016 al 2019.

Insomma, le storie non temono crisi, sebbene cambi il binario su cui viaggiano, le desideriamo costantemente. Sotto forma di serie tv, libri, film, podcast o audiolibri. In particolare è interessante vedere come cambia la quantità di storie di cui siamo in grado di fruire a seconda del mezzo. Secondo i dati Audible divulgati ad aprile 2019, se un lettore forte legge 12 libri all’anno, l’equivalente in audiolibri si attesta a 18 titoli l’anno.

Il successo dello streaming e adesso anche dei podcast e dunque dei contenuti on demand è dettato dal successo dell’idea della scelta individuale, ovvero del quando e del cosa vedere o ascoltare al di là del concetto di programmazione editoriale. Il vasto potenziale economico di internet d’altronde deriva proprio dalla possibilità di targettizzazione e profilazione degli utenti, attraverso quei big data utili all’ideazione e costruzione di contenuti ad hoc per ogni “profilo”. È la vittoria della narrativa sulla letteratura, naturalmente in matrice consumistica. Senza dimenticare che la scelta individuale di cui sopra è qualcosa che è sempre esistito per quella forma di circolazione di storie e sapere chiamata libro. Si può comprare, cominciare e finire quando proprio quando si vuole.

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