Ricordi?

di Caterina Conserva

Ricordiamo in modo differente e siamo costantemente immersi nel ricordo. La nostalgia ci piace, ricordare è bello, anche quando il pensiero va a momenti della nostra vita che non potranno essere più vissuti. È un’ovvietà, come la morte e come il tempo che marcia incessantemente nell’unica direzione possibile: avanti. Questa la riflessione di Valerio Mieli nella sua ultima opera, Ricordi?, che con una coltre di mestizia ci induce a porci una serie di domande sul rapporto che ognuno di noi coltiva quotidianamente con il proprio vissuto. Lui e Lei, senza nomi, solo due persone che vivono diversamente il loro contatto con i reciproci ricordi e il tempo stesso. Paura per il futuro da una parte e sguardo volto sempre indietro, occhi fissi sul presente dall’altra. Una storia d’amore come tante, mai punto focale del film. Lo è soltanto il modo di ricordare, se tu e io abbiamo fatto una passeggiata al mare un anno fa io ricordo che eravamo felici, mentre indossavo una maglietta rossa e un paio di shorts. Tu, al contrario, potresti ricordare un litigio e che io indossavo una felpa nera e dei pantaloni lunghi. Entrambi ricordiamo di essere su quel lembo di terra a passeggiare, ma sono i dettagli che danno forma, calore, odore all’emozione che accompagna un ricordo.
Infine Mieli chiede ai suoi spettatori di farsi un’altra domanda: Esiste il presente?

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